Mescolìo di tradizioni culinarie

La gastronomia degli Stati Uniti si è forgiata nel giro di pochi secoli mescolando le influenze delle diverse ondate migratorie agli ingredienti locali. I coloni sbarcati nel nuovo mondo portarono come bagaglio le loro tradizioni gastronomiche, che utilizzarono per cucinare tutto quanto i nativi fecero loro conoscere: in particolare mais, fagioli, zucche, tacchini, sciroppo d’acero. 
Con il passare del tempo, i nuovi arrivati avviarono coltivazioni tipiche della loro patria, importando in terra americana cavoli, mele, pere e via elencando. Introdussero inoltre i metodi di lavorazione in cui erano esperti: i tedeschi, per esempio, diffusero la produzione della birra e del formaggio. 
Fra il XVIII e il XIX secolo si mescolarono così tradizioni e abitudini diverse per iniziativa di immigrati provenienti da tutta Europa e dall’Asia (inglesi, olandesi, francesi, spagnoli, scandinavi, irlandesi, polacchi, russi, ebrei, tedeschi, italiani, siriani, cinesi e tantissimi altri). Fondamentale fu poi l’apporto degli schiavi provenienti dall’Africa, la cui influenza si esercitò soprattutto sulla cucina del Sud degli Stati Uniti: si deve loro per esempio l’introduzione del peperoncino, dell’olio di sesamo e dell’okra (o gombo), ortaggio con cui si prepara uno stufato tipico della Louisiana. 
È nata così una cucina abbastanza variegata, favorita anche dalla grande diversità dei climi e delle coltivazioni. Esistono tuttavia ricette comuni a tutto il paese. La prima colazione, per esempio, prevede molte preparazioni simili, a cominciare dai celebri pancakes serviti con sciroppo di acero. Non meno gradite le uova, lessate, cotte al tegamino (sunny side up) o rivoltate in padella (upside down), spesso servite con patate saltate (hasbrowns), bacon, salsiccia o prosciutto e nel Sud con l’hominy (o grits), chicchi di mais privati del loro rivestimento esterno e bolliti fino ad assumere la consistenza di una pappa. Ampio lo spazio riservato ai fiocchi di cereali in genere, e di mais in particolare (cornflakes); molto diffusi, soprattutto sulla costa atlantica, anche i muffins, i doughnuts (o donuts, ciambelle dolci fritte) e i bagels, ciambelle tipiche della tradizione ebraica, comunissime a New York: preparati con pasta lievitata e salata.
Spesso cosparsi di cannella, semi di papavero, sesamo, uvetta e spezie varie, i bagels possono essere farciti con salmone affumicato o formaggio fresco e sono uno spuntino gradito anche per il pranzo. 
Aprono il pasto insalate miste, vero e proprio vanto americano: celebri in tutto il mondo la Waldorf (sedano e mele) e la Caesar (lattuga, crostini e parmigiano); simili per impostazione la Chicken (pollo lessato e cipollotti) e la Coleslaw (cavolo cappuccio e carote), entrambe preparate con sedano, panna e senape. 
Originaria delle Hawaii, la lomi, una gustosa insalata di salmone, lessato e raffreddato, servito con pomodori e cipollotti. Ricco poi l’assortimento delle buffet salad: germogli di soia, mais, erba cipollina, carote, pomodori, cipollotti e belga, ma anche pancetta e formaggi. Tutte le insalate sono condite con salse apposite, dette dressing. Tra queste: french (una vinaigrette); blue cheese (con l’omonimo formaggio); thousand island, condimento originario della Louisiana preparato con peperoncino, prezzemolo, maionese e due tipiche salse americane, il ketchup e il tabasco. 

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